Gli Allenatori

Paolo Ruggiero

Da “una vita” nel Rugby con passione e competenza prima come giocatore e poi come allenatore.

Direttore Tecnico ed Allenatore U14

Quest’anno si è confrontato con i “ragazzi”, seguendone l’organizzazione e la conduzione tecnica: dalla categoria Under6, fino alla Under14, riuscendo a trasformare i “gruppi” in “squadre”, attraverso il dialogo continuo, gli allenamenti, la partecipazione ai concentramenti e, non ultima, la disciplina “….siamo qui ad insegnare uno sport che è il Rugby, a trasmettere dei valori sportivi, non solamente a far passare un pò di tempo ai ragazzi…” (questo il suo punto di vista sull’argomento).
Prova ne è la buona riuscita che le nostre squadre hanno ottenuto a fine stagione nei principali tornei nazionali: primo fra tutti il Torneo Topolino.

Giuseppe “Peppe” Moret

Ricordo le facce di mia madre durante le prime partite quando venivo placcato duramente

Allenatore U14

La passione nasce il 31/08/1972 ovvero alla mia nascita, perchè l’unione di una Aquilana con un Trevigiano non poteva che portare in dote un dna legato al rugby.
Il mio avvicinamento a questo sport è avvenuto grazie alla mia terra di origine l’ Abruzzo, vivevo a stretto contatto con molti ragazzi che praticavano questo sport e credo che l’amore sia sbocciato così.
Episodi di inizio “carriera” sono legati al mio primo allenatore Giovannino grande persona che ci ha portato ad essere prima degli uomini e poi dei giocatori di rugby, ci ha lasciato degli insegnamenti di vita e di gioco che portero’ con me per tutta la vita.
Per rispondere poi ai quesiti sulle eventuali prime donne, l’ egoismo e sul fatto che il rugby sia uno sport diverso: sono convinto che se il principio fondamentale è il passare la palla indietro per andare avanti, questo lo renda sicuramente unico, in campo non esiste un singolo perchè ogni azione deve essere sostenuta dai compagni affinchè si possa avere il massimo avanzamento e la conservazione dell’ ovale.
Ricordo le facce di mia madre durante le prime partite quando venivo placcato duramente, ma ricordo anche le parole del buon Giovannino urlate da bordo campo in un abbruzzese antico ma carico di amore per i suoi atleti e per questo sport.
Spero di riuscire a mettere a disposizione degli atleti tutto il mio bagaglio di conoscenza e spero vivamente di trasmettere loro tutta la mia passione ed il mio amore per questo sport di eccezionale e rara bellezza e carico di tradizione.

Daniele Ursetta

In realtà è avvenuto tutto per puro caso. Un mio compagno di scuola mi chiese per giorni di accompagnarlo al campo di allenamento per provare questo ‘nuovo’ sport

Allenatore U12

D.: Da dove nasce la tua passione per il Rugby, c’è stato un motivo particolare che ti ha avvicinato a questo sport?
R.: “In realtà è avvenuto tutto per puro caso. Un mio compagno di scuola mi chiese per giorni di accompagnarlo al campo di allenamento per provare questo ‘nuovo’ sport che da qualche anno stava prendendo piede anche su Catanzaro.
Da lì, grazie all’ambiente, al clima dello spogliatoio, all’esperienza che si trae dalle varie trasferte, iniziai ad appassionarmi ed interessarmi sempre più. Oggi, dopo più di 10anni, l’unico rammarico è quello di non aver potuto iniziare fin da piccolo.

D.:Si parla del Rugby come di uno sport “diverso”, sei d’accordo e come lo definiresti…
R.:”Sicuramente. Il rugby trasmette insieme principi, valori e passioni che raramente si trovano altrove. La sportività si di chi lo gioca, ma sopratutto di chi lo vive ‘da fuori’, è la sostanziale differenza con le altre realtà. Non ha eguali.

D.: Come si vedono i genitori dal campo, hai qualche episodio divertente da raccontarci?…
R.:”Mi dispiace, ma avendo iniziato la “carriera” da allenatore da poco non ho ancora degli episodi particolari da poter raccontare.

Lorenzo Fagiani

Ero incantato davanti alla televisione, nel vedere quei ragazzi soffrire ma mettere il cuore in ogni azione, in ogni passaggio. Da quel giorno non ho mai più smesso di seguire il Rugby

Allenatore U14

D.: Da dove nasce la tua passione per il Rugby, c’è stato un motivo particolare che ti ha avvicinato a questo sport?
R.: “La mia passione per il Rugby è sbocciata 6 anni fa e da quel momento sono rimasto folgorato ed entusiasta da questo “nuovo” sport. Mi sono avvicinato per la prima volta ai campi quando avevo 14 anni e da quel momento l’unico rammarico che ho provato è stato quello di non aver cominciato prima, di non aver scoperto prima il mondo del Rugby. La curiosità di provare e cercare dicapire come funzionasse questo sport con la palla ovale, mi è stata fatta scoprire dalla visione dell’ormai famoso “Sei Nazioni”.
Ero incantato davanti alla televisione, nel vedere quei ragazzi soffrire ma mettere il cuore in ogni azione, in ogni passaggio. Da quel giorno non ho mai più smesso di seguire il Rugby.”

D.:Hai qualche episodio vissuto all’inizio della tua “carriera” rugbystica…
R.:”Non ricordo in particolare un episodio ma posso dirti che i primi cinque ragazzi che ho conosciuto sono per me oggi come dei fratelli, sono legato a loro in maniera profondissima. Ci vediamo tutt’oggi che non giochiamo più, ma le nostre cene da rugbysti non ce le toglie nessuno! Una cosa che ricordo con piacere è la forza di spallegiarsi l’un l’altro dentro e fuori dal campo, difficilmente mi sono sentito così ‘sicuro’.”

D.:Si parla del Rugby come di uno sport “diverso”, sei d’accordo e come lo definiresti…
R.:”Sono pienamente d’accordo nel definire il Rugby come uno sport “diverso”. Il Rugby è uno sport a sè, è al di fuori di tutto,
rappresenta un mondo che qualsiasi altro sport vorrebbe avere. Avversari in campo, sempre in maniera corretta, e amici fuori;
questo genere di cose succedono solo nel nostro sport. Il terzo tempo ne è la dimostrazione più completa.
Portiamo con noi dei valori difficilmente rintracciabili altrove, amicizia, lealtà, correttezza, passione e questi sono
solamente alcuni di una lista molto più lunga. Valori, naturalmente, che anche fuori dal campo ci sostengono.”

D.:La gestione dei ragazzi è sicuramente impegnativa e delicata, quale è il tuo approccio ad esempio con: la disciplina, eventuali prime
donne, l’agonismo…

R.:”Mi trovo ad affrontare per la prima volta il ruolo da allenatore di una squadra di Rugby vera e propria,
perciò non so dirti ancora di preciso come mi comporterò. Farò tesoro delle esperienze da giocatore e cercherò di
trasmettere ai ragazzi quello che è stato trasmesso a me (in questo caso Paolo è stato un maestro!).
Nel rugby non esistono prime donne siamo tutti uguali, tutti allo stesso livello; non esistono figli e figliastri.
L’agonismo è importante ma allo stesso tempo bisogna saperlo gestire con cautela, è ciò che può darti una carica in più
ma allo stesso tempo ciò che può frenarti. La disciplina è fondamentale, è alla base, una squadra senza disciplina non è nulla,
non ti permette di lavorare bene e di mettere a frutto ciò che hai appreso.”

D.: Come si vedono i genitori dal campo, hai qualche episodio divertente da raccontarci?…
R.:”Come detto non so dirti nei panni di allenatore come si possano vedere i genitori dal campo; posso però dirti che ricordo
benissimo come si vedevano da giocatore. Ricordo soprattutto mia madre, che sbraitava ed urlava dagli spalti per
spronarmi mentre correvo verso la meta. Per l’imbarazzo davanti a tutti ho impedito severamente a mia madre di non venire più,
ma non è bastato; tempo una settimana ed era di nuovo lì ad “accompagnarmi” nella corsa!”
Grazie Lorenzo e a presto sui campi da gioco

Luca Giglio

Noi allenatori abbiamo principalmente il compito di ricoprire il ruolo di educatori. Nei miei anni di rugby non mi sono mai discostato da questa idea.

Allenatore U16

Ciao sono Luca Giglio prima di conoscerci direttamente sui campi con i ragazzi Under 16 vi dò alcune notizie su di me.

Queste le squadre con cui ho giocato:
– GS Rugby Catanzaro,
– SUAPS Le Mans XIII (Universitario),
– CAS Catanzaro Rugby,
– Ciappacan Rugby Nice (Challenge Loisir),
– ROUND Nice (Universitario)
– TTT Lazio Rugby 1927
– Notabila Roma Rugby
– Roma Urbe RFC
Inoltre sono tecnico di 2° livello nazionale
– Tecnico provinciale FIR per Catanzaro dal 2004 al 2007
– Staff Tecnico U.14, 16, 18 del Cas Catanzaro Rugby
– Staff Tecnico Dioscuri Lamezia Rugby 2005
Qualche domanda a Luca….
1. Da dove nasce la tua passione per il Rugby, c’è stato un motivo particolare che ti ha avvicinato a questo sport?
R: Provengo da una realtà rugbistica che si è sviluppata con forza solo nel nuovo millennio e che non ha ancora una lunga tradizione alle spalle. La mia storia d’amore con il Rugby è quindi nata quasi per caso grazie alla telefonata di un amico che mi invitava ad abbandonare il banalissimo calcio per provare a cimentarmi con uno sport più nobile. Per quanto mi riguarda è stato un colpo di fulmine, da quel primo allenamento di prova è passata un’eternità e nonostante le difficoltà degli inizi, le tante squadre cambiate, gli anni che passano, gli infortuni, ogni domenica scendo in campo a rincorrere quella palla impazzita insieme ai miei compagni di squadra e credo che lo farò fino a quando sarò ancora in grado di farlo. Quando una telefonata ti cambia la vita.
2. Hai qualche episodio vissuto all’inizio della tua “carriera” rugbystica…….
R: Come ogni rugbista che si rispetti ho un bagaglio di ricordi da fare invidia ai migliori romanzieri classici, ma se proprio devo scegliere alcuni momenti fondamentali del mio inizio carriera mi vengono in mente la prima vittoria in Serie C con il GS Rugby Catanzaro contro i Barbarians Reggio Calabria, ottenuta contro ogni pronostico, e le due partite delle fasi finali del campionato francese universitario di rugby a XIII giocate contro Perpignan e Bordeaux, sono ricordi indelebili che mi fanno ancora emozionare moltissimo. In effetti pensandoci potrei citare centinaia di episodi ma per metterli tutti nero su bianco credo che sarebbe necessario creare un sito internet apposito.
3. Si parla del Rugby come di uno sport “diverso”, sei d’accordo e come lo definiresti…
R: Definire il Rugby è sempre molto difficile, per capirlo fino in fondo credo sia assolutamente necessario viverlo sul campo, le parole non sono un mezzo sufficiente per tributargli il giusto onore. La disciplina della palla ovale è diversa da ogni altro sport in quanto legato a valori inalienabili come, lealtà, amicizia e rispetto dell’avversario ed è fermamente imperniato sul culto del gruppo. Tutti elementi che si riscontrano solo in parte negli altri sport. Il Rugby è forse l’unico vero sport di squadra esistente, uno sport in cui la somma dei 15 giocatori in campo da per risultato sempre 1. Si vince insieme, si perde insieme. Certo ci sono giocatori migliori di altri, ma nessun giocatore al mondo è capace di vincere una partita di rugby senza l’aiuto dei suoi 14 compagni.
4. La gestione dei ragazzi è sicuramente impegnativa e delicata, quale è il tuo approccio ad esempio con: la disciplina, eventuali prime donne, l’agonismo…
R: Il mio rapporto con i ragazzi è sempre stato legato a quanto mi venne detto al mio primo corso allenatori, ovvero che soprattutto nell’ambito giovanile noi allenatori abbiamo principalmente il compito di ricoprire il ruolo di educatori. Nei miei anni di rugby non mi sono mai discostato da questa idea. Il Rugby è uno sport differente perché i suoi valori di base sono differenti e devono essere continuamente tutelati. L’agonismo, la lotta, la voglia di riuscire sono cose che devono essere incentivate e coltivate ma non a scapito dell’armonia e della serenità del gruppo. Il lato educativo deve venire prima di tutto.
A presto sui campi da gioco!